È da poco stato pubblicato il report “State of Marketing 2026” realizzato da Salesforce.
Questo report, insieme ad altri documenti, come ad esempio il “The 2026 State of Events Benchmark Report” realizzato da Bizabbo, è una delle fonti più interessanti per chi fa marketing.
Questi documenti infatti contengono dati e informazioni sui trend marketing ma non solo, utilissimi come linee guida per la definizione della strategia per il 2026.
Infatti, leggere i dati non basta. È necessario tradurli in strategie concrete, separando le mode passeggere dalle reali opportunità di business.
In questo articolo abbiamo individuato i 3 principali macro-trend che impattano sugli eventi digitali, li analizziamo e ti forniamo degli spunti su come sfruttarli per i tuoi eventi.
Cosa trovi in questo articolo:
1. L’AI diventa un co-pilota strategico
Ovviamente come primo aspetto da prendere in considerazione non c’era altra alternativa possibile se non parlare di Intelligenza Artificiale.
Oggi l’AI è uno strumento operativo che sta già ridisegnando i flussi di lavoro del marketing, infatti secondo “The state of Marketing” di Salesforce, il 75% dei marketer sta già utilizzando attivamente l’AI.
Ma a quale scopo? Il Marketing AI Institute nel suo “State of Marketing Ai Report” chiarisce che il beneficio più grande che i marketer si aspettano dall’AI (51%) è la sua capacità di analizzare dati e identificare insight e trend, dunque un compito puramente strategico.
Per quanto riguarda il mondo degli eventi in particolare, il report 2026 di Bizzabo rivela che il 95% dei professionisti del settore eventi prevede un aumento dell’uso dell’AI.
Ma in che modo si può implementare efficacemente l’AI negli eventi?
- Miglioramento della strategia grazie all’efficentamento dell’operatività: la cosa più ovvia, ovvero l’adozione dell’AI per compiti ripetitivi, consente di concentrarsi su ciò che conta davvero, ossia la progettazione dell’esperienza e la strategia di contenuto;
- Andare oltre l’automazione: l’AI non serve solo a scrivere email più velocemente. Utilizzarla strategicamente significa implementarla nei processi per analizzare i dati di engagement in tempo reale, trasformando i dati grezzi in intelligenza commerciale;
- Dalla personalizzazione di massa alla vera personalizzazione: l’AI permette di andare oltre il semplice “Ciao [Nome]”. Infatti può aiutare a creare agende dinamiche, fornendo, ad esempio, insight post-evento su quali argomenti hanno generato più interazioni. E allo stesso tempo può essere implementata per creare immagini e grafiche personalizzate che riflettano davvero l’essenza di ogni brand.
Nel 2026 l’AI avrà un ruolo sempre più importante anche nel settore degli eventi online dalla progettazione, all’esecuzione e all’analisi e la gestione del post.

Come utilizzare l’Intelligenza Artificiale negli eventi online?
Nel nostro lavoro quotidiano di progettazione e gestione di eventi questi cambiamenti e trend spesso si traducono in applicazioni concrete:
- Prima dell’evento, l’AI entra direttamente nella fase di promozione. Utilizzando prompt strutturati è possibile generare rapidamente varianti di email, headline e copy per le landing page di iscrizione, testando prospettive diverse sullo stesso messaggio, in tempi che fino a poco tempo fa sarebbero stati impensabili. Il risultato è semplice: meno tempo dedicato alla produzione dei contenuti e più energia sulla strategia.
- Durante l’evento, l’AI può supportare sia la gestione operativa sia l’analisi delle interazioni. Strumenti come Zoom AI Companion, integrato nella suite Zoom Workplace, generano automaticamente il riassunto della sessione (che si tratti di un webinar o di una riunione), estraggono le domande emerse e individuano gli action point principali. In pochi minuti dalla chiusura dell’evento, il team commerciale può già disporre di una sintesi operativa pronta all’uso.
- Anche in ambito di regia l’AI può dare il suo contributo significativo: in alcune nostre produzioni utilizziamo sistemi di regia avanzata in cui le grafiche a schermo vengono animate e aggiornate in tempo reale sulla base di ciò che accade durante la sessione. In questo modo la regia diventa una vera leva di engagement per il pubblico.
- È nel post-evento che l’AI può generare il valore più concreto per chi utilizza i webinar come strumento di business. Analizzando i dati raccolti durante la sessione, è possibile segmentare i partecipanti, individuare i topic che hanno generato maggiore interesse e alimentare il proprio CRM o software di email-marketing con informazioni precise e immediatamente azionabili. Il follow-up può quindi smettere di essere una e-mail uguale per tutti e diventa una comunicazione costruita in base a ciò che ogni partecipante ha realmente visto, chiesto e approfondito durante l’evento.
In altre parole, l’AI non fa altro che potenziare e accelerare il lavoro di progettazione e personalizzazione degli eventi. Automatizza l’operatività dove necessario e trasforma i dati generati dal webinar in informazioni utili per il business.
2. Il ROI non è più un’opinione, ma un dato integrato
Ti ricordi quando per misurare il successo di un evento si guardava solo il numero di iscritti? Poi siamo passati al tasso di conversione iscritti-partecipanti.
Oggi, giustamente, chi organizza un evento digitale vuole vedere il collegamento diretto tra l’investimento nell’evento e i risultati di business: generazione di pipeline, accelerazione del ciclo di vendita e aumento della retention.
La sfida però è concreta e sistemica. Bizzabo riporta che il 40% degli organizzatori ha ancora difficoltà a dimostrare il ROI.
Questo problema non è isolato agli eventi. Il Content Marketing Institute nel suo report “B2B Content & Marketing trends” rivela che solo il 27% dei marketer B2B valuta come “eccellente” o “molto buona” la propria capacità di misurare il ROI del content marketing.
La radice del problema? Come evidenziato da Salesforce, solo il 31% dei marketer è pienamente soddisfatto della propria capacità di unificare le fonti di dati. Un ROI incerto è quasi sempre sintomo di dati frammentati.
Oggi non basta più quindi dire “l’evento è andato bene“. Sono necessarie risposte a domande precise, come ad esempio:
- Quanti dei partecipanti erano prospect qualificati?
- L’evento ha accelerato la chiusura di trattative esistenti?
- Quali sessioni hanno influenzato maggiormente i nostri clienti strategici?
Rispondere è impossibile se la piattaforma webinar, il CRM e gli strumenti di marketing non comunicano tra loro. Ogni evento genera una miniera di dati di prima parte: lasciarli isolati è uno spreco per il business.
Come calcolare il ROI di un evento?
In Webinarpro ce lo siamo chiesti molto spesso e abbiamo individuato un indicatore di qualità che individui i risultati di ogni fase del processo e ci permette di calcolare il successo di un webinar analizzano le 4 principali fasi che compongono l’organizzazione di un webinar.
Questo indicatore è il W.A.R.M. e aiuta ad unire i dati derivanti dalla piattaforma webinar, il CRM e gli strumenti marketing, aiutando a comprendere se il webinar ha avuto successo per davvero.

Ecco gli elementi di cui è composto:
- Wake = numero di iscritti al webinar. Questo dato raccoglie e aiuta a capire i dati della fase pre webinar: come si attira l’attenzione, quanto il messaggio è giusto per le persone giuste e, infine, quante persone si sono effettivamente iscritte;
- Attend = partecipanti all’evento. Questo dato non deve includere tutti coloro che hanno partecipato al webinar, ma solamente coloro che sono rimasti in live per un determinato periodo di tempo che varia a seconda della durata del webinar;
- Retain = partecipanti che restano fino alla fine del webinar. Questo dato è fondamentale per valutare se il ritmo, la partecipazione e l’attivazione cognitiva sono stati gestiti bene oppure se sono da migliorare;
- Move: persone che accettano la CTA e agiscono coerentemente. La conversione dipende da tanti fattori ovvero cosa chiedi, quanto è impegnativa l’azione, ma soprattutto, quanto hai preparato il pubblico durante il webinar.
Il W.A.R.M serve per andare ad analizzare analiticamente tutti i punti i contatto dal pre webinar fino alla sua conclusione. Possiamo considerarlo come il punto di partenza per il calcolo del ROI.
Per ognuna delle categorie puoi infatti porti un obiettivo, creando un W.A.R.M desiderato, andando a stabilire, al verificarsi di quelle condizioni, saremo tornati dell’investimento se avremo concluso quante trattative commerciali? (nel caso di un webinar di vendita ad esempio).
Una volta concluso il webinar potrai confrontare il tuo W.A.R.M desiderata con il W.A.R.M effettivo, valutare in quale area c’è maggiore differenza e analizzare quindi quale azioni sono da migliorare per ottenere il tuo ROI ideale.
3. La personalizzazione è parte fondamentale dell’esperienza
In un mondo saturo di contenuti come quello in cui viviamo, l’attenzione è la risorsa più scarsa. I partecipanti si iscrivono perché si aspettano un valore chiaro e pertinente.
La personalizzazione, quindi, smette di essere solo una funzione del software e diventa il cuore della strategia di progettazione dell’evento, con un impatto diretto sui ricavi.
Bizzabo evidenzia che la personalizzazione efficace si basa sulla pertinenza dei contenuti (40%) e sulle esperienze on-site (40%), non sugli strumenti. La personalizzazione quindi non è un “nice to have”, è un motore di crescita.
Oggi non è più possibile pensare ad un evento stardard e ripeterlo uguale per tutti. Per emergere, un evento digitale deve essere percepito come un’esperienza rilevante, con un ritorno misurabile. In particolare:
- Precisione > Volume: invece di un grande evento generalista, le aziende di successo stanno passando a un portafoglio di eventi più piccoli e mirati, ciascuno progettato per uno specifico segmento di pubblico.
- L’agenda è il prodotto: il vero valore del tuo evento è il programma. Progettare percorsi di contenuto guidati che rispondano a esigenze diverse è la chiave per mantenere alto l’engagement.
- L’engagement deve essere progettato: le interazioni di valore nascono da sessioni facilitate e momenti strutturati che mettano in contatto le persone giuste, creando valore che va oltre il contenuto presentato.
Nello scenario attuale emerge quindi una sempre più crescente esigenza di differenziazione. Gli eventi generalisti non funzionano più, perché il pubblico non ricerca più solo la soluzione ad un problema ma ricerca la propria sfaccettatura per la risoluzione di determinato problema.

Come creare un’esperienza personalizzata negli eventi online?
Pensa all’agenda di un webinar: invece di proporre un programma rigido e identico per tutti, è possibile strutturare alcune parti dell’evento in modo modulare: dopo una sessione introduttiva comune, i partecipanti possono scegliere tra diversi momenti di approfondimento, ad esempio, una sessione più strategica per chi si occupa di decisioni di business e una più operativa per chi lavora sull’implementazione.
La stessa logica può essere applicata anche su scala più ampia, progettando una serie di webinar pensata per segmenti diversi del pubblico.
In questo caso, invece di un unico evento generalista, si può costruire un percorso in più appuntamenti: un primo webinar introduttivo rivolto ai decision maker per presentare il quadro strategico, un secondo incontro più tecnico dedicato agli specialisti e un terzo evento focalizzato su casi d’uso o best practice per chi è già cliente.
In questo modo ogni sessione risponde a esigenze specifiche e l’intero ciclo di eventi accompagna il pubblico lungo diverse fasi della relazione con l’azienda, aumentando sia la rilevanza dei contenuti sia il valore generato per il business.
La personalizzazione può estendersi anche alle attività di engagement durante l’evento. Sondaggi, sessioni di Q&A o momenti di confronto possono essere progettati con domande e stimoli diversi in base al profilo dei partecipanti o agli interessi emersi durante la registrazione.
In questo modo le interazioni non sono generiche, ma diventano occasioni per far emergere bisogni reali del pubblico, aumentando la rilevanza dell’esperienza per chi partecipa e generando allo stesso tempo insight più utili per il team marketing e commerciale.
Conclusioni per il 2026
I trend parlano chiaro: il mondo degli eventi digitali è entrato in una fase di maturità. La crescita per inerzia è finita.
Oggi, il successo non dipende più da budget maggiori, ma da un’esecuzione più intelligente, precisa e misurabile.
Affrontare l’AI, il ROI e la personalizzazione non sono tre sfide separate da risolvere con tre strumenti diversi. Sono le tre facce interconnesse di un’unica medaglia, ovvero la necessità di trasformare gli eventi da iniziative isolate a un sistema di crescita integrato nel business.
Questi 3 elementi vanno considerati come un ecosistema:
- L’AI non è più solo uno strumento, ma il motore che aiuta una personalizzazione su larga scala;
- La personalizzazione, a sua volta, non serve solo a migliorare l’esperienza, ma a generare dati di engagement più profondi e significativi;
- E proprio questi dati, una volta integrati correttamente nel CRM, rendono il ROI una metrica trasparente e indiscutibile, ma soprattutto, più semplice da calcolare.
La sfida più grande quindi non è acquistare un nuovo software di AI o un’altra piattaforma per webinar, ma costruire un processo coerente che allinei strategia, tecnologia e operations.